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Ti ci voleva un terremoto per svegliarti?

Ti ci voleva un terremoto per svegliarti?
Il 24 agosto mentre la terra tremava mi coprivo sotto le coperte e mandavo il mio più bel pensiero a chi amo.
Poi sono scesa giù per le scale di corsa al buio con la mia famiglia incontrando la paura di tutti per strada.
Norcia da quella notte ha cambiato volto, svegliandosi la mattina seguente con ferite profonde che in molti non hanno voluto guardare.
Il 31 ottobre ero a Spoleto da mia sorella perché pochi giorni prima la terra aveva tremato fortemente e per paura eravamo fuggite lì con mia madre.
Quella mattina si aprivano le ante degli armadi a Spoleto e immaginavo che Norcia fosse crollata su se stessa.
Al telefono un’amica mi diceva che c’era un’immensa nube grigia che saliva dal centro storico e già pensavamo alla gente sotto le macerie.
Ad oggi nessun morto a Norcia, solo un carabiniere ricoverato per ipotermia dato il freddo.
Questo terremoto è il più subdolo che io abbia mai conosciuto. Molte case sono in piedi e dentro hanno crepe da farci entrare un braccio.
Molte case non hanno crepe ma accanto hanno il pericolo della casa, o chiesa vicina, che sta per crollargli addosso.
Un effetto domino che nessuno sta provvedendo a frenare.
Norcia non ha retto, perché un 6.9 nel medioevo non l’avevano previsto.
Forse Norcia non ha retto perché ciò che si doveva fare non è stato fatto.
Se non rivedremo più gli affreschi della scuola dello Spagna dentro Sant’Agostino e se non potrò più rientrare a casa di Caterina o di Marzia o di tanti amici che hanno casa inagibile è perché la terra trema, da sempre in questa terra.
Piangiamo perché: “tornassi indietro farei diversamente”.
Io non voglio tornare indietro. Posso farlo solo col cuore e col pensiero.
Non mi rende stabile questa immensa impotenza che tutti qui condividiamo.
È triste dover dire addio a spazi pieni di ricordi, a ciò che credevi eterno.
Ciò che mi rende felice è l’incertezza in cui ricerco ciò che è essenziale.
Ti ci voleva un terremoto per questo?
Forse il bisogno crea l’ingegno.
Le crepe delle case, i crolli, le strade che diventano impercorribili, e le ferite nell’anima di ognuno di noi forse fanno emergere la necessità che non c’è tempo per lamentarsi ed arrendersi e fuggire.
I Montanari testoni nascono dal terremoto, siamo un’associazione che ha scelto di cavalcare questo disordine.
Abbiamo bisogno di restare qui. Tutte le persone con cui parliamo ogni giorno al campo solidale, o in mensa, o per strada vogliono restare nonostante le difficoltà.
Io ho bisogno di restare qui, tra questi monti, perché c’è nato mio padre, al quale non posso portare neanche un fiore, poiché il cimitero è chiuso.
Le strade facili non mi hanno mai gratificata.
Sono montanara e amo i percorsi in salita che richiedono fiato e tanto allenamento.
Sono testona perché questa terra custodisce le mie radici e non sarà per il bisogno di lavoro e di tranquillità che mi allontanerò da lei.
Mi piacciono i progetti a lungo termine e in questo “lungo” prevedo di essere presente a Norcia, il più possibile. Tutti devono portare a casa la “pagnotta”, ma questo non significa andare via da qui.
Abbiamo idee, e progetti ambiziosi.
Prima di fuggire dalle crepe vorrei ricominciare da qui il mio presente e poi il mio futuro, si, da questa desolazione in cui regna sconforto, paura e rabbia.
Se sento di restare qui è perché sono fatta a pezzi, pezzi sparsi che il solo pensiero di unirli mi fa sentire più umana.
C’è una nebbia fitta ogni volta che la mattina mi metto in macchina da Spoleto per raggiungere Norcia..ma una volta che ci sei dentro alla foschia non vedi l’ora di uscirne, e mobiliti tutte le tue forze verso la luce.

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dicembre 16, 2016