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Pensieri dal campo MT

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Questa rubrica nasce per dare voce ai volontari del nostro gruppo, per raccontare da dentro quello che succede sul campo. Questa rubrica nasce per trasmettere a tutti ciò che vediamo e sentiamo, perché questa storia la vogliamo raccontare in prima persona.

Perché tutto questo?

Dal 24 Agosto 2016 la vita ha iniziato a vacillare, a cambiare forma. Dormivo tranquilla in una casa romana, lontano dalla mia vera casa e dalla mia famiglia, quando una leggera vibrazione mi ha fatto balzare su dal letto. Mi è bastato un attimo, giusto il tempo di sentire  quel leggero rumore per capire che da qualche parte non lontano qualcosa di terribile era accaduto. Si, noi nursini siamo abituati a quel rumore, ci è familiare come il suono del trapano dal dentista. Esattamente tre minuti dopo essermi svegliata ha suonato il telefono e mia madre con la voce rotta mi ha sussurrato “Stiamo bene, siamo al sicuro…la casa no”. Da quel momento in poi la vita ha appunto preso una nuova forma. La forma di un camper, di una mensa e di un container. In quella casa, ormai irrimediabilmente lesionata, però, non riuscivamo a non entrare, ogni volta che potevamo e ci sentivamo sicuri entravamo per guardarla, sistemarla, farci una doccia e mangiare un piatto di pasta, consapevoli che quella sarebbe potuta essere l’ultima volta. La mia ultima volta nella mia vera casa è stata il 23 Ottobre 2016, una settimana prima dell’ultima dirompente scossa.

Dal 30 Ottobre 2016 la vita ha preso ancora un’altra direzione, facendo piombare un intero territorio nell’alienazione dalla zona rossa. Da quel momento non è più esistita la solitudine. Siamo tutti diventati un unico corpo, tutti nelle mense, tutti nelle tende, tutti fuori dalle case.

La vita allora ha cambiato nuovamente forma. Ha assunto le sembianze di un gruppo di amici, sconvolti e disorientati, che per scampare alla montagna di pensieri paranoici che avevano in mente, decideva di prendere le macchine e usarle per portare cibo e vestiti a chi era fuggito di casa con solo il pigiama addosso. Poi ha assunto le sembianze della prima tenda blu dove, senza nemmeno la luce, abbiamo stipato i primi aiuti che ci arrivavano da tutta Italia. Da quella tenda blu abbiamo fatto molti passi avanti, urlando e abbracciandoci, tutto per cercare di affrontare la devastazione che avevamo intorno. Sono arrivati i ragazzi delle Brigate di Solidarietà Attiva, che hanno dato al nostro caos una forma, che si sono buttati con noi in questa nostra evoluzione. Ora la vita ha assunto la forma di Marianna, Enrico, Jacopo, Matteo, Alba, Giorgia, Francesco, Elisa, Daniele, Juri, Luca, Martina, Michele, Davide e decine di altri ragazzi che quotidianamente si danno da fare per assistere tutte le persone che vengono alle nostre tende. Questo è stato il nostro modo di affrontare il delirio in cui siamo piombati e questo sarà l’impegno che porteremo avanti nel tempo. Abbiamo scoperto insieme che questo potrà essere l’unico modo per ricontattare quella normalità di cui ormai siamo privati e vogliamo lavorare in questa direzione. Ci sentiamo ormai parte di un tutto, I Montanari Testoni.

 

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dicembre 1, 2016