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Il nuovo “Giorno Zero”

Tutto ha ancora un sapore surreale ma la realtà dei fatti è che sono passati 365 giorni da quel 24 agosto 2016, la data che è diventata il nostro nuovo “giorno zero”. Dal 24 agosto infatti per tutti noi abitanti del cratere esiste una vita prima del terremoto e una dopo, come se il nostro calendario interiore fosse marcato da un profondo e indelebile segno rosso. In 365 giorni tutto di nuovo è cambiato, l’unica costante delle nostre giornate è diventata il tremare, 74.000 scosse ci hanno accompagnato in questo anno ma non abbiamo mai smesso di affrontarle tutti insieme cercando di scacciare la paura con coraggio e determinazione. Davanti a noi ancora tanti anniversari, il 26 ottobre, il 30 ottobre e poi ancora il 18 gennaio ma l’inizio di tutto è quello che ci ricorda la data di oggi. Le stagioni da quel giorno hanno continuato a scorrere, distinguendosi con marcata violenza. Finiva l’estate con i suoi lutti e iniziava l’autunno, un caldissimo autunno di scosse incessanti e violente. La neve poi è caduta copiosa congelando davanti ai nostri occhi le macerie, tutto si è fermato e chi ha potuto ha cercato un riparo migliore di quello utilizzato da agosto a dicembre. Con l’arrivo della neve qui nel cratere si è potuto chiaramente percepire l’abbandono in cui si stava già precipitando. Strade chiuse, paesi isolati, totale mancanza di pianificazione della gestione delle emergenze e ancora scosse. Con il passare dei giorni è comunque emersa potente la determinazione e la resilienza di una popolazione che anche colpita nel profondo ha rialzato la testa. Abbiamo avuto la possibilità di ammirare la determinazione e la fierezza degli allevatori e degli agricoltori, motore economico di queste terre, la forza delle famiglie che hanno riportato i loro bambini nelle nuove scuole, i sacrifici di un popolo intero che ha resistito in un contesto estremamente critico. Non ci dilunghiamo in un sunto dei mesi trascorsi, perché ognuno di noi ha sulle spalle tutta la fatica e la desolazione dei giorni passati. Basta chiudere gli occhi per rivivere tutto dall’inizio e sappiamo che chi ci sta leggendo ha il cuore pieno di emozioni in questa giornata. Vogliamo stingerci ai fratelli di Lazio e Marche che ricordano i loro cari scomparsi e a tutti coloro che oggi, come noi, si fermeranno a ricordare quel giorno di un anno fa. Siamo vicini con il cuore alla popolazione di Ischia che ha visto come noi frantumarsi davanti ricordi, luoghi che si pensava fossero eterni. Vogliamo immaginare che anche laggiù, nella coda degli appennini, la popolazione abbia il coraggio di vedere in quelle crepe ciò che non è stato fatto e ciò che è stato fatto male, di vedere in quelle crepe i segni di ciò che si può finalmente cambiare, in meglio. Noi siamo nati come associazione perché volevamo darci da fare a casa nostra, volevamo sporcarci le mani perché solo così si vive. Ci siamo dati il nome di Montanari Testoni perché ci sembrava un bel nome, tosto, come chi da questi monti non andrà mai via. Grazie ai volontari delle Brigate della Solidarietà Attiva e di altri volontari che sentivano il bisogno di rendersi utili, abbiamo conosciuto i problemi che stavano emergendo, ascoltato persone con cui prima non parlavamo, abbiamo sentito che mai come prima amavamo casa nostra. Ad oggi non dimentichiamo uno solo dei giorni passati a parlare, a confrontarci, a piangere, a dirci cosa potevamo fare per la nostra città, per il nostro territorio. Da quei discorsi è nato uno spazio per incontrarsi, per aiutare molte persone in difficoltà, un luogo dove parlare di quello che succede intorno a noi, e oggi anche un luogo dove prendere in prestito un libro, dove vedere un film assieme. Si chiama Spazio Solidale 24, perchè ci ricorda proprio che dal 24 agosto un gruppo di persone ha cercato di inventarsi un percorso nuovo di collettività, che non intende sostituirsi ad alcuna realtà già presente. Siamo un gruppo che si può definire tale grazie a quelle persone che si sono affacciate sulla soglia della nostra porta, per dire che un piccolo luogo serviva e serve. Uno spazio diverso, che è per tutti coloro che vengono a curiosare. In questa emergenza è stato il tetto del coro di Norcia, il tetto di quelle persone che hanno perso casa che volevano incontrarsi per la riunione di condominio e la sede di alcuni progetti che abbiamo e stiamo realizzando per bambini e ragazzi. In questi 60 metri quadri vogliamo crederci, per realizzare pian piano una piccola realtà culturale, di persone che collaborano attivamente insieme alla città. Non siamo gli unici ad aver pensato che è il caso di aprire le porte e non trincerarsi dietro buffe vetrate che sono buone solo a farci sbattere le persone contro. Il terremoto ci ha insegnato che quando si apre una faglia viene sprigionata un enorme energia e che questa terra dobbiamo solo rispettarla e imparare ad ascoltare i messaggi che ci manda, perché sopra a questa immensa palla non siamo nulla. Il terremoto ci ha insegnato che se siamo ancora qui ci sarà un motivo, forse ci è stata data un opportunità per ripensare tutto ciò che non va. Siamo cambiati, da quel giorno ci siamo stretti attorno alle nostre famiglie e abbiamo sviluppato un ascolto profondo per ciò che sentiamo dentro e fuori. In un giorno triste e doloroso come oggi vogliamo essere più uniti al fianco di chi ha perso tutto, di chi si è perso, di chi ha subito un lutto, di chi è più fragile. Ci stringiamo al fianco di chi dopo un evento simile non accetta più il peso delle sciocchezze, delle malefatte, ma bensì apre gli occhi su ciò che conta di più.

 

I Montanari Testoni

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agosto 24, 2017