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Gettarsi nel volontariato a 19 anni.

24 Agosto, 3:37. A quell’ora scrissi ad una mia amica e da quel momento nacque in me  l’idea di trovare un modo per  poter abbracciare le persone e aiutarle in un momento così debole per l’anima. La stessa notte passai di corsa a prendere la mia amica Serena e iniziammo a raccogliere viveri  e scrivere cartelloni per sensibilizzare le persone.  Da quel giorno mi sono ritrovata con un sacco di volontari intorno. Questa idea venne poi abbracciata da molti volontari della protezione civile di Cascia, da supermercati locali e amici e in poco tempo venne a crearsi una piccola ma grandiosa macchina solidale.

Non passò molto tempo che andai ad Amatrice, Pescara del Tronto, Arquata del Tronto, Accumuli. Lì nel cuore della distruzione mi resi conto che non sarei potuta rimanere ferma davanti a tanta devastazione, non potevo essere inerme e starmene seduta,  non sono così,  la mia vita è fatta di coraggio e l’ho sempre saputo.

La scena che più toccò il mio cuore fu di ritorno da Amatrice presso un benzinaio di strada, una persona molto provata in volto ,un disperato che tentennava nel mettere i soldi per fare benzina, mi disse: ”Assomigli tanto a mia figlia”, scesi dalla macchina e lo abbracciai fino a quando le lacrime le avevamo finite entrambi.

Tornai a casa tra la paura, l’incoscienza, la rabbia e soprattutto  la preoccupazione dei miei meravigliosi genitori.

Certo ero la figlia tutta matta che tra le macerie dava un po’ di pasta e aspettava al bivio le ambulanze per lasciare gli scatoloni con i giochi dentro,  era normale un po’ di preoccupazione,  ma io sorridevo ogni volta che uscivo di casa e dicevo  loro che  lo facevo per me stessa, ma ogni volta che tornavo asciugavano tante di quelle lacrime che a volte, tra me e me, mi chiedevo se ne valesse la pena.

Volevo aiutare in silenzio tutte le persone che potevo finchè non avessi ripreso la mia normalità, anche se sentivo che non  avrei abbandonato mai nessuno.

Mi affezionai fin da subito a tutte le anziane del paese di Torrita di Amatrice, alle famiglie e agli animali che avevano, mi sentivo una piccola matita e volevo a tutti i costi mandare un messaggio di aiuto,  non solo materiale. Chissà  nella mia mente da 19 enne a che pensavo…forse che un abbraccio e una scatola di fagioli potevano salvare l’umanità. Meravigliosa ingenuità.

Ovviamente non so che destino la vita abbia preservato per me, ma una volta ripresa la mia normalità tra le mille preoccupazioni, il terremoto mi ha seguita fino a Camerino (26 ottobre), colpendo la mia seconda casa, le mie coinquiline, le mie amiche, il mio futuro.

La catastrofe mi ha colpita cosi tanto che non so neanche come ho fatto a mettere da parte le mie debolezze,il mio compleanno(che tanto avrei voluto fare con le mie amiche dell’università  cosi atteso ma cosi in frantumi,come le candeline e il vino che sono ancora in quella casa ad aspettarmi).

Pregavo  affinché tutto finisse e  sarebbe stato finalmente un compleanno senza tremolio,  ma anche quel giorno la terra tremò. Era il 30 ottobre.

Quando Tornai a casa  prima di tutto mi misi in contatto con una mia amica di Norcia, percepivo la sua voce tremolante e la sua voglia di fare immediatamente qualcosa per Norcia e Cascia. Non ci conoscevamo benissimo, ma già immaginavo che sarebbe stata un’avventura, io le avrei insegnato qualcosa nel mio piccolo e lei mi avrebbe ridato la mia vita molto più piena di prima. Fin da subito mi disse :” Elisa facciamo qualcosa ”,  così l’appuntamento,  un piccolo schema su un foglio bianco e un po’ di pasta che era rimasta in deposito della protezione civile di Cascia,  un Ape 50 per distribuire le cose e tanta, ma tanta voglia di muovere qualcosa,  un’emozione una luce in fondo al tunnel.

É Proprio vero che in questi casi si vede l’anima delle persone.

La vita scorreva veloce, da un Ape 50 si  è formata una grande famiglia. Inizialmente mille dubbi,  poi mille pianti e infine braccia pronte a mettersi in gioco e a farsi carico di tante responsabilità. Senza fermarci siamo diventati i Montanari Testoni che tanto volevamo essere,  un gruppo di ragazzi che tutto volevano tranne perdere la propria gara,  ragazzi che volevano e vogliono vivere e non sopravvivere. Poi la grande collaborazione con le Brigate di Solidarietà Attiva.

Al bar alcuni giorni dopo ci siamo trovati a bere un caffè. Sembrava tutto normale, ma guardandoci sentivamo che quel caffè aveva un sapore più intenso, come di rivincita.

Oggi nonostante tutto , questa è la mia seconda famiglia dove ho depositato il mio cuore e da dove nessuno mi muoverà,  anche perché non ci si muove dalla propria casa,  non si può non lottare quando vedi i tuoi genitori piangere,  quando vedi il tuo futuro crollare davanti a te,  non puoi fermarti,  devi correre,  correre perché se ti fermi sei perduto,  se ti fermi e pensi sei morto. Ovviamente si sa nella vita ci vuole coraggio,  bisogna rischiare e provare a urlare anche quando la voce é spezzata.

Non basterebbe un foglio per scrivere ciò che sento,  sarà che ho perso le parole,  non ho pensato troppo e mi sono rimboccata le maniche,  capita che ho momenti di pieno sconforto, ma capita anche di essere così orgogliosa e fiera, che niente al mondo potrà ripagarti del sorriso della gente,  delle uova che ti regalano persone semplici col cuore grande, delle loro paure,  che tieni nel cuore.

Nonostante io sia sempre sopra le macerie, di città in città ho ritrovato le persone con cui lottare, piangere  e apprezzare la vita un po di più.

Io Castellucci Elisa oggi  non  smetterò mai di godermi questo terremoto e di uscire di casa e urlare: ” si ne è valsa la pena,  ne è valsa veramente la pena. ”

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gennaio 26, 2017